Sono rimasto per giorni nel panico più completo, mancano poche settimane alla partenza per New York, mancano poche settimane a questi 10 giorni durante i quali oltre che vedere una delle citta' più affascinanti del mondo saremo per più di 5 serate a poche miglia da un ragazzo di quelle parti che più o meno consapevolmente ha camminato a fianco a me e a milioni di persone grazie ai suoi personaggi, ai suoi posti, alle sue storie, alla sua voce impastata di America, al suo sudore, alla sua energia, alla sua semplicità sempre intatta nonostante la popolarità.
La mia vera preoccupazione era per quelli che verranno con me, così vicini ad una opportunità unica nella loro vita, ma anche ignari di tutto, ed io mi sentivo responsabile a non provare a spiegare, il problema e' che si vorrebbero subito mostrare ore e ore di filmati, aneddoti, foto ... per poi rassegnarsi ad ammettere che certe cose si possono capire soltanto essendo presenti.
Ad ogni rientro da pellegrinaggio concertistico, da queste 3 ore mistiche, qualche curioso si avvicina e pone le solite domande:
1- ma non sono tutti uguali, non rifà sempre le stesse canzoni?
2- ma come fai dalla mattina presto, tutto il giorno sbattuto li?
3- ma non c'e' troppa calca sotto il palco?
4- ma sei pazzo a girare l'Europa per questo qua?
5- ma cosa fa e dice di cosi speciale?
E anche le risposte son sempre le stesse ...
1- No, ogni serata si crea una connessione diversa con la gente, c'e' uno stato d'animo complessivo che si puo' sentire, le canzoni della scaletta variano a volte anche direttamente sul palco a seconda del feeling che si crea tra band e pubblico
2- Sono in ottima compagnia, non ci si annoia mai, la maggior parte di fans e' gente semplice che si emoziona come me per queste storie, questi personaggi, queste sensazioni da brividi, diventa facile comunicare e socializzare quando ti senti a tuo agio tra le persone
3- Col passare degli anni ci si e' organizzati sempre meglio, ora a chi arriva presto vengono distribuiti dei bracialetti con i quali si ha accesso ad una zona riservata sotto il palco chiamata "pit", in questo modo non si viene schiacciati da tutto il pubblico in piedi che sta dietro e in più ci si puo' organizzare per spostarsi prima del concerto perche' tanto si sa che si ha diritto di entrare in quel settore
4- In effetti si, sono un po pazzo a girare l'Europa per questo, infatti questa volta ho deciso di andare a New York!
5- La riposta a questa domanda e' ciò che vi terrà compagnia per la prossima oretta ... Pero' prometto di essere essenziale e ridurre il tutto al minimo indispensabile.
Iniziamo dall'inizio, parlando di Douglas Springsteen padre di Bruce, esempio di sconfitto dalla societa', di persona rassegnata alla quotidianità del cambiare continuamente lavoro per mandare avanti la famiglia, dal vivere ovvero dal sopravvivere in quel sobborgo del New Jersey come fosse una cella e spesso dall'affogare tutta la sua disillusione in una bella "six pack" di birra a notte fonda ...
Voi direte: "cavolo, vuol scrivere l'essenziale e inizia a parlare del padre ..." invece e' fondamentale, perche' e' da queste cicatrici giovanili che Bruce inizia la sua ribellione verso tutto ciò che gli sta attorno, verso il vuoto che vede nella gente, nei suoi compagni di classe, nei suoi insegnanti, verso il nulla che gli si prospetta davanti in un paesotto che soltanto il nulla ha da offrire; si sente emarginato dalla societa', si sente diverso da tutti quelli che gli stanno attorno, non riesce a comunicare, si sente perduto fino al giorno che indossa una chitarra e si mette a urlare tutto quello da cui si sente soffocato, non era più trasparente, aveva trovato il suo mezzo per fuggire dalla prigione, per comunicare, per poter rincorrere i suoi sogni ed ideali, per sentirsi vivo.
Tante canzoni saranno segnate dal rapporto col padre, molte di rabbia e lontananza, una, "Walk Like a Man", di riappacificazione. In generale va detto però che chi si aspetta il classico e sospirato happy ending potrebbe restare deluso: successo, fama, una figura rigorosamente positiva costruita negli anni sono il frutto del continuo rincorrere e credere nei suoi ideali ed in ciò che più di tutto adora fare e si sente nato per fare, tuttavia come "Adam raised a Cain" profetizza, si ereditano tutti i tormenti dell'animo e non finiranno mai e se e' vero che lotta contro la tradizione diventerà la linfa vitale e la grinta di esistere e' anche vero che la battaglia non finirà mai e si e' destinati a cadere tante volte.
Proprio la canzone che segnò l'inizio del successo è la traduzione di tutto questo "Born to Run" nato per correre, per fuggire, per trovare qualcosa, per avere sempre un motivo per rincorrere un sogno, perche' e' nell'agire che si materializza la tensione che ci tiene in vita, affamati di raggiungere un obiettivo, dovesse questo anche non arrivare mai.
Questa introduzione e' fondamentale, perche' ora immaginatevi una casa in fiamme, l'eroe riesce con abilità, sofferenza e fortuna ad uscire e ha due possibilità: scappare o recuperare acqua e asciugamani e salvare le altre persone che sono nella casa, o almeno provare a salvarli ...
Ecco Springsteen ha scelto la seconda, ha messo a disposizione la sua musica, le sue parole, la sua faccia e anche tanti suoi soldi, di chi non e' stato fortunato come lui a scappare, di chi e' rimasto imprigionato nella quotidianità, nell'America che non mantiene le promesse, nella disperazione di un sobborgo che non offrirà mai nulla oltre la sopravvivenza, nel perdere continuamente e nel non vedere speranze attorno.
Lo fa dando vita a personaggi che potresti incontrare dietro l'angolo di qualunque strada ... personaggi che vivono e rispecchiano decine di destini diversi, personaggi le cui vite si incrociano in ambientazioni descritte con minuziosi dettagli tanto da potercisi materializzare ed essere testimoni tanto da sentirseli scorrere a fianco...
alcuni ce la fanno, alcuni no, quasi tutti cadono, quasi tutti si rialzano e trovano sempre una nuova "Reason to Believe" un motivo in piu per riprovarci.
BORN TO RUN VIDEO UFFICIALE
Ecco che l'universo Springsteen inizia a formarsi: vecchie caddillac, chevrolet, ford e motociclette diventano i mezzi su cui ci si muove con donne, amici o soli lungo ogni tipo di highway, statali, svincoli, vicoletti della costa del Jersey, di New York, di Atlantic City, del Nebraska, tutto e' definito tutto e' ricco di particolari, sembra tutto spaventosamente reale.
Percorrono queste strade per cercare di raggiungere le proprie destinazioni, una donna, un lavoro, un amico lontano, un briciolo di libertà nella Terra che col Sogno Americano ne ha promesso per tutti.
In THUNDER ROAD, altra colonna sonora immancabile in ogni concerto, altro inno alla speranza, alla fuga verso un mondo migliore, il protagonista baratta delle ali con delle ruote, ovvero decide che e' ora di passare dai sogni ideali all'azione e muoversi per raggiungerli.
L'universo Springsteen pero' non e' fatto solo di canzoni, e' sopratutto fatto di concerti, di contatto con la gente, di piccoli miracoli che si verificano ogni notte ad un suo spettacolo quando assieme alle 20, 30, 40, 60000 mila persone si aggirano per lo stadio tutti i personaggi delle canzoni che si materializzano intorno alla gente grazie alla sua voce, espressività e al suo genuino dare tutto se stesso ogni volta che sale sul palco, una sensazione tanto evidente da non poter passare inosservata nemmeno al piu scettico dei presenti, da qui la celebre affermazione di un giornalista del Boston Herald: "Esistono due tipi di persone al mondo, quelli che adorano Bruce Springsteen e quelli che non lo hanno mai visto in concerto".
Si abbandona ogni concerto esausti ma felici, con tanta di quell'energia dall'essere sempre convinti nel proprio piccolo di poter cambiare il mondo che sta attorno o di poter comunque affrontare le sue interminabili insidie, e questa e' la forza della comunità, la sensazione di stare in mezzo a persone mosse da queste emozioni, da queste speranze e ideali, fa sembrare tutto un'enorme famiglia che si sposta rumorosamente da una citta' all'altra per portare entusiasmo, sicura di godere di un privilegio che per qualche ora la relega in un microcosmo che sa di vita ideale, ed e' per questo che si vuole ripetere l'esperienza più e più volte e si invitano le persone più vicine a "provare per credere" sicuri di non sbagliarsi.
In tre ore di spettacolo (erano 4 negli anni più floridi!), c'e' tempo per tutto: un treno interminabile di energia, di emozioni, di riflessioni, di euforia, di sentimento; c'e' tempo per gridare ognuno la propria voglia di correre, la propria voglia di raggiungere la propria terra promessa, di porsi la domanda "is a dream a lie if it don't come true (the river)" ovvero, un sogno diventa una bugia se non si realizza?
Ed ecco che nelle parti di canzone in cui i protagonisti urlano la loro voglia di reazione, di vita e di azione il microfono si gira verso il pubblico, in modo che sia lui stesso ad urlare con convinzione, in modo che sia lui stesso a sentirsi per un attimo il Johnny, Terry, Eddie, Bobby, Billy o la Sandy, Mary, Janey che affronta la vita.
C'e' tempo per urlare la propria rabbia contro chi ti manda a morire per un ideale che non potra' mai essere abbastanza grande, contro una società che ti toglie il lavoro, contro dei poliziotti che sparano 41 colpi di pistola contro un ragazzo di colore che stava estraendo i documenti dalla tasca, contro uno stato che ti manda ad uccidere l'uomo giallo e poi quando torni si dimentica di te e ti lascia buttato per strada con tutta la pazzia che e' rimasta in testa (Born In The USA)
C'e' tempo per commuoversi per qualcuno che non riesce a raggiungere la persona amata, qualcuno che la perde, qualcuno che viene condannato a morte perche' giudicato inadatto a vivere, qualcuno che perde se stesso lungo le Streets Of Philadelphia, qualcuno che il sogno non ci riesce a raggiungerlo o si perde o gli viene portato via
C'e' tempo per stringere forte la persona che si ama o pensarla intensamente
Ma c'e' anche tempo per qualcosa di piu spensierato, canzonette e ritornelli da vivere insieme, come Dancing In the Dark, Hungry Heart, Workin On The Highway e la storica Waitin' On a Sunny Day di Milano 2003, in cui Bruce si butta sotto un diluvio inpensabile in mezzo alla gente e canta con loro
E infine Bruce ha il tempo per vivere con la gente: le ore passate da lui sul palco sono gran parte della sue vita e quindi con la gente vuole condividere la sua vita, ridere, scherzare, riflettere e si abbandona spesso a raccontare aneddoti sulla sua infanzia, sui suoi litigi col padre, sui suoi amici musicisti persi in Vietnam, sulle più stravaganti avventure capitate nei vicoletti del New Jersey fino ad arrivare alle esileranti scenette in cui in scenari assolutamente fantasiosi gli viene profetizzato da zingari, Mosè, animali della foresta il ROCK' N' ROLL come via d'uscita per tutti i suoi tormenti.
Bene, mi sono trattenuto sin troppo rispetto a quanto mi ero rassegnato a fare, concludo con due cosette che potrebbero essere utili per chi volesse seguire un primo concerto di bruce senza non conoscere assolutamente nulla, infatti sebbene qualunque fans vi dira' che nessun concerto e' uguale a quello precedente per scaletta, emozioni, sensazioni, feeling col pubblico, ci sono comunque delle pietre ferme che Bruce stesso riconosce come messaggio della sua carriera:
- Born To Run
- Thunder Road
- Badlands
- Promised Land
- Darkness on The Edge of Town
ed io aggiungo The River che viene eseguita un po meno spesso ma ha una profondita' inarrivabile.
Vi lascio con un video di totale energia e traduzione
giovedì 10 settembre 2009
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